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Jenny Gandolfi.
Sinuosità vocale
Apoteosi di note all’unisono
con la danza universale

a cura Hedda Cacchioni
Counselor Case Manager
Artista. Atleta

 

 

 

 

Intervista professionale a Jenny Gandolfi. Cantautrice. Musicoterapista
Redattrice Hedda Edda Cacchioni

 

 

 

 

Salve, Jenny tu hai iniziato giovanissima lo studio della musica, all’età di 12 anni suonavi sax, contralto e pianoforte. Crescendo hai volto lo sguardo verso la chitarra acustica e il canto, da dove è scaturito l’interessse per il canto?
Buongiorno. Le prime note melodiose e accattivanti che io ho ascoltato sono state quelle del battito del motore primordiale, il cuore della mia mamma e poi insieme a tutta la famiglia ascoltavamo musica di ogni tipo nei concerti improvvisati per la strada, le canzoni cantate tutti insieme, e  in casa c’era lei, la musica sia in radio sia in tv. Ricordo i dischi in vinile di mio padre che andavo a scartabellare di nascosto.
Ecco la mia passione per il canto è nata molto presto, avevo 7 anni quando ho partecipato ai primi concorsi canori per bambini. 

 

 

 

 

Come cantante hai ottenuto molte soddisfazioni a livello professionale partecipando a diversi concorsi in varie città d’Italia tuttavia ci chiediamo qual’è stato il concorso a cui parteciperesti altre tante volte e quello che consiglieresti ai tuoi alunni.
Ho avuto grandi soddisfazioni a livello canoro e i due contest per i quali ho provato maggiore soddisfazione sono stati uno fatto in Svizzera, il “Back to nature game” nel quale ho gareggiato selezionata da Radio Number One e sono arrivata tra i primi 4 a livello europeo e un festival per cantautori dove ho vinto per la prima volta con una mia canzone, il brano “Crescere”, a Misano Adriatico, il “Ballabellaradiofestival“. Se ancora venissero organizzati lì consiglierei

Dopo le prime esperienze nei festival come cantante hai scelto di proporre testi da te composti. Alchè nel 2008 vinci con la canzone ”Crescere” nel Concorso per Cantautori di Misano Adriatico: Ballabella Radiofestival. La canzone ”Crescere” tra l’altro è stata inserita nella compilation Artisti Contro il Cancro.
Qual’è stata la prima emozione che hai provato, quando hai vinto il concorso?

Quando mi è stato detto che avevo vinto il festival, ho pianto. Vedere circa 3000 persone alzarsi in piedi a metà brano per applaudirmi, è stata un emozione grande. Mi guardai intorno e vidi la piazza di Misano Adriatico  gremita di gente, ebbi un’altra forte emozione. Le persone mi hanno trasmesso affetto sincero che riuscii a sentire e qui anche le gambe iniziarono a tremare.
Puntualizzo che il brano “di notte” è stato inserito nella compilation
 smiley

Tu sei di Mantova stupenda città sita su tre laghi formati dalle lacrime di Manto, madre di Ocno fondatore di Mantova come racconta nell’Eneide libro X Virgilio egli stesso cittadino mantovano negli anni 30/70 a.C circa.
In questa superba città sei conosciuta come cantautrice e ricercata per la tua professione di Musicoterapista e insegnante di canto.
In concomitanza alla frequenza del Laboratorio triennale di Musicoterapia nel Conservaotrio L. Campiani  hai scritto il brano ”Canzone per la Pace”. Potresti raccontaci l’esperienza come direttrice del coro della scuola dell’infanzia? 

L’esperienza con la Canzone per la Pace l’ho vissuta con la scuola dell’infanzia di Governolo praticamente il progetto è nato come sfida diciamo perchè la coordinatrice della scuola dell’infanzia che si chiama Sara Bernardi  conoscendo il testo ”Canzone per la Pace” scritta per la primaria di Martini di Belfiore qualche anno prima, mi ha chiesto di partecipare al concorso Gef .
Il 
Gef è un festival a livello mondiale per le scuole. Partecipammo al festival con alcuna presunzione, ma ecco, abbiamo vinto con il brano ”canzone per la pace”. Che dire l’emozione anche qui è andata alle stelle, poi dopo tanti anni che fai questo mestiere capisci quanti meccanismi oscuri ci sono dietro a determinati festival e concorsi, quindi non mi aspettavo niente, non ci aspettavamo niente, se non il fatto di aver partecipato, di esser lì al Gef.  Siamo arrivati primi. Esplosione di gioia e soddisfazione sincera

Hai ma partecipato a programmi RAI?
Si, più volte a dire la verità. Il più importante programma a cui ho partecipato in RAI è Mezzogiorno in Famiglia dove ho vinto la gara di canto, anche qui una vincita inaspettata che mi ha resa felice oltre i limiti 

La stampa locale come ”La Gazzetta di Mantova” e ”La Voce di Mantova” il settimanale ”La nuova Cronaca di Mantova” ti citano spesso con articoli sempre lusinghieri, come giusto che siano, quando si parla di una bella persona come te. Ci chiediamo nei progetti futuri hai in previsione una tournèè?
In previsione si ho dei progetti, sto realizzando il terzo album. Mi sono presa un pò di tempo per prepararlo, voglio realizzarlo con calma e fatto bene. Così come ho registrato gli altri compreso Come l’Acqua. Il concerto in programma è quello di Bologna.
Le altre date le aggiornerò sul sito http://www.jennigandolfi.com/

Tra tutti i tuoi testi che hai cantato ne hai uno a cui sei affezionata in modo diverso dagli altri e perchè?
Sono affezionata a tutte le mie canzoni, creazioni che sento mie figlie però so di essere più attenta in modo particolare a Canzone ad un mio Amico dedicata alla persona che ognuno di noi sogna di avere al proprio fianco. Una persona che mi ha aiutata a crescere, che mi ha supportato nelle difficoltà della vita ma che mi è stato accanto anche nei miei momenti di felicità, un amico che mi ha aiutato a credere in me stessa e nei sogni che mi appartengono

Jenny Gandolfi ci lasceresti i contatti  dove i lettori che ti conoscono e quelli che ti stanno conoscendo attraverso il sito www.eddacacchioni.it ed il blog Arte Arte e d’intorni per… possono rimanere aggiornati sulle nuove iniziative e curiosare sui tuoi brani, i tuoi corsi di musicaterapia?
Potete seguirmi sul mio sito internet http://www.jennigandolfi.com/  sulla pagina ufficiale facebooknel canale youtube

Le domande sono terminate, è un piacere averti tra noi, posso solo dirti grazie, grazie di cuore, Genny Gandolfi.
Grazie a voi, grazie mille a te

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grazie a tutti
heart

 

“Jenni Gandolfi, interessante autrice mantovana al suo secondo lavoro discografico, ha qualità importanti per ritagliarsi un suo ruolo significativo nel panorama della musica italiana, qualità espresse con una scrittura semplice ma in grado di coinvolgere ognuno di noi  in emozioni che fanno parte del nostro quotidiano.

Si intravedono nel suo lavoro passione e anni di gavetta tesi ad affinare peculiarità espressive che certamente non mancheranno di esprimersi con ancora maggiore vigore nelle produzioni a venire. Il suo lavoro attinge a piene mani dalle qualità migliori della musica d’autore del nostro paese, strumenti acustici tra cui banjo e mandolino creano un tappeto sonoro country western, folk acustico che strizza decisamente l’occhio a certe atmosfere che ricordano De Andrè (Le malelingue) e in parte anche a Giorgio Gaber (La vita va). Dietro la cavalcata acustica di “Come l’acqua” fa capolino il grande vecchio Johnny Cash, mai dimenticato padre putativo di generazioni di autori. Mentre facciamo riposare il cavallo, ci ritempriamo nel divertente country walzer de”La lotteria”, testo anche divertente e mai banale…..

Jenni ha qualità vocali importanti, si percepisce la capacità di frequentare generi e atmosfere diverse, attendiamo fiduciosi di vederla calcare palchi che sono alla sua portata. Proprio come l’acqua che scorre, per parafrasare il titolo del suo disco, il suo corso sarà continuo, e nonostante eventuali ostacoli, riuscirà a raggiungere sempre più persone colmandole di autentiche emozioni.

Go, Jenni, go……”

http://blog.libero.it/wp/musicanuova/2017/12/23/jenny-gandolfi/

”   Jenny Gandolfi “come L’acqua”

Un disco che rende bene l’idea della passione per il canto, di cui Jenny è peraltro insegnante.

Canto che continua a perfezionare nel tempo, grazie a numerose esibizioni live, nonché alla partecipazione ad un prestigioso contest in Svizzera dove ha l’occasione di cantare “Left Outside Alone” di Anastacia, classificandosi tra le prime quattro posizioni a livello europeo. Una tecnica quella di Jenny, affinata con il tempo attraverso brani di altri artisti, soprattutto internazionali, che le hanno permesso una formazione ad ampio raggio e una flessibilità vocale notevole, che si estende anche nella lirica. Sennonché ad un certo punto, Jenny avverte come l’esigenza di esprimere se stessa attraverso le canzoni; ha termine quindi la fase puramente interpretativa e subentra quella creativa, nella quale Jenny è sì interprete, ma anche autrice. Ecco allora che Jenny pubblica il suo primo disco che porta un titolo rappresentativo quale “Crescere” e, a luglio 2017, su etichetta Cat Sound Records il suo nuovo album COME L’ACQUA: otto tracce nelle quali spiccano le doti canore di Jenny, in melodie che, se il suo approccio al canto richiamano lo stile più classico italiano, il genere musicale che le ispirano, denotano un retroterra culturale tipicamente americano: Folk, country, generi dal sapore così autentico, che rendono la limpidezza della voce di Jenny, perfettamente in armonia con il violino e il contrabbasso (il primo suonato da Alessandra Carra, il secondo da Mario Marcassa e Giuseppe Chiodi) assieme al pizzicato grezzo del banjo e del mandolino (entrambi suonati da Lorenzo Guadagni).

Si manifesta nei testi un desiderio d’autenticità, che emerge non soltanto dalla scelta degli strumenti, ma anche da quella delle parole, la cui semplicità, appare come i colori di un dipinto i quali, ravvivando il quadro, lo fanno proprio apparire più vero.. Perché vere sono le sensazioni che percepite dalla sue canzoni e vero, è anche l’approccio di Jenny alla musica, senza fronzoli e artifici, per essere spontaneo più che mai; spontaneità che però, nel suo accostarsi alle cose in maniera così autentica, non resta mai in superficie, in quanto tematiche sviluppate e approfondite, grazie a anche ad un sapiente uso delle immagini concrete, rendono testi di un’elevata profondità.

La traccia che apre l’album è OGGI CHE COS’HO, un testo che riflette sul senso della vita, e di cosa essa ci proponga di nuovo nel ripetersi identico delle nostre giornate; è efficace la serie di immagini accostante nel descrivere la routine di ogni mattina: l’alzarsi dal letto, l’aprire il frigo, il sentire lo squillare del telefono. Jenny si pone domande e riflessioni che forse sono quelle di ognuno di noi: “Oggi il mondo è storto, oggi che cos’ho, è un giorno più di ieri, allora cosa c’è? C’è che forse sta cambiando qualcosa dentro me, non ho voglia di giocare, a rincorrere i miei sogni.. mi alzo ed apro il frigo, anche quello vuoto ormai, il telefono che squilla, c’è qualcuno con i suoi guai, la mia corsa inizia qui, più frenetica che mai, oggi un giorno nuovo ma che ormai conosco già”. La frenesia quotidiana, un identico perpetuarsi della vita che rende ogni giorno uguale a se stesso, tuttavia se spesso è l’amore, ad incanalarci nel vicolo dell’abitudine, in questa canzone, è proprio l’amore invece, a rompere la routine, a distoglierci dalla frenesia, a sviarci dalle acque stagnanti, per riportarci al largo dove-riprendendo il titolo dell’album- l’acqua scorre libera, senza una direzione precisa, in un flusso costante di vitalità: “Apri le tue braccia amore mio, oggi voglio correre da te, sentire il tuo profumo, fermare il tempo e il mondo, dimenticare anche che giorno è tienimi ancora un po’ con te, cancella i pensieri che assillano la mente, non lasciano respirare, voglio solo il tuo calore dentro me”.

E quando invece la vita non si accontenta di imprigionarci nell’abitudine, quando “la vita è dura, è nemica” quando diventa “una trappola, un inganno,” il cuore di un amico sincero può diventare il nostro sostegno morale, la spalla su cui piangere, e allora diventa più che mai consolante poter dichiarare tutta la gratitudine come fa per avere: “Finalmente un amico al mio fianco che non tradisce lungo il cammino, per tutta la mia vita mi ha dato il coraggio e la forza di credere ad un sogno, soltanto tu mi hai difesa davvero dai veri cattivi, dall’incubo del mio mondo”.

Un canto disteso nel ritornello, in cui il banjo, nel suo richiamo all’autenticità che permea tutto l’album, sembra un richiamo all’età della fanciullezza, nella quale si serba quell’innocenza, che l’amico sembra mantenere intatta.

Nel singolo come l’acqua, la melodia tradizionale italiana, contaminata dal folk, crea una ballata popolare d’altri tempi, in cui il risuonare del banjo nella strofa fa quasi percepire lo scorrere dell’acqua che travolge tutto quanto in un’ondata di romanticismo che invade tutta la natura intorno- il brano è infatti una dichiarazione d’amore strutturato nella similitudine di immagini naturali- dando un respiro diverso anche all’aria che sembra di sentire attraverso gli strumenti: “come l’acqua che scorre sui fiumi, come il vento che soffia sui prati, tu sei l’onda che mi travolge”…

La quarta traccia s’ intitola LA LOTTERIA dove se il risuonare del violino d’ascendenza medievale fanno pensare al menestrello Angelo Branduardi, il cantato ha un evidente richiamo al grande Fabrizio De Andrè. Anche qui si ripongono scenari quotidiani, con le supposizioni fatte nel caso di una improvvisa ricchezza, “di corsa in tabaccheria compriamo un po’ di fortuna… e sta a vedere che proprio quella sera, i nostri sogni diventano realtà”…Se la ricchezza non dà la felicità, alcune persone scommetono su questa il loro benessere, ma ecco che alla fine del brano, si intuisce quanto, la tanto agognata serenità-instabile più di un investimento in borsa, e più rara del primo premio alla lotteria-sia in realtà una fonte di guadagno interiore inesauribile.

In “LA VITA VA” i toni gioiosi sprigionati dal violino di “LA LOTTERIA” si fanno cupi, avvolgendo l’atmosfera d’ angoscia, mentre le corde della chitarra sembra dare il ritmo all’avanzare lento del destino. Un destino che talvolta imperversa furioso su di noi, senza che darci il tempo di spiegarcene il motivo, travolge la nostra vita, talvolta ponendone anche fine. E all’andarsene della vita, ecco il terribile sopraggiungere della morte: una parola così priva di senso, perché “priva di vita” nel suo stesso essere tale che, nemmeno Jenny riesce a pronunciare, per tutta la durata della canzone, lasciando che siano solo le nostre sensazioni e il risuonare della musica a farci capire di cosa si parla: “In questi casi forse non sai cosa dire…e nella mente qualcosa poi si blocca; non riesci a ragionare, fa troppo male… Non accetta la sconfitta di una vita strappata. La vita va senza darti una ragione ti prende e si libera di te. Senza darti spiegazioni, con le sue buone intenzioni, lei se ne va”…nel nostro quotidiano essere siamo a volte così presi che, non ci rendiamo conto di come la nostra vita a volte è appesa ad un filo, così ci limitiamo a pensare: :”Tanto c’è temp , parole vane al vento perchè il tempo non ha tempo, di promesse senza senso rubate al mondo lacrime e speranza, gioia vita e amore, strappate dal tuo cuore”.

Forti richiami ai cantastorie delle origini, anche per un testo costruito ironicamente sulla rima baciata, è presente in “LE MALELINGUE”,un testo che è quasi un invettiva contro i pettegolezzi che la gente, un po’ per gioco, un po’ per ripicca, o magari semplicemente perché puntando il dito contro gli altri, riescono a sentirsi migliori, si ostina perpetuare. Dicerie spesso inutili e che, il più delle volte, non rispecchiano affatto la realtà, e come un elastico, che più e teso più rischia di sfaldarsi, così anche queste “malelingue”più passano da una bocca ad un’altra, più deformano la finta realtà che vogliono descrivere. “Le malelingue vincono sempre, l’ignoranza è più potente

più dell’amore, più della pace, come Gesù le han messe in croce, così la rabbia acceca gli occhi, e non dà a tutti parole sagge”.

Come il titolo preannuncia, il tema di “LA GUERRA” è quello sociale, non solo perché è una denuncia a questa infame attività umana, ma anche perché travolge la società nel suo insieme: la guerra non è solo di chi la compie, degli eserciti schierati da una parte e all’altra, travolge ogni cosa e ogni sentimento, ogni persona. Come in LA VITA VA, la musica, sempre in perfetta armonia con le tematiche e adegua il tono mesto con il grido spaurito di un violino che emerge nella cupezza del suono del contrabbasso, mentre il mandolino,così gracile sembra frantumarsi nel disprezzo per qualcosa che l’uomo si affanna perpetuare, distruggendo vite, speranze e sogni: Io che ho lasciato la mia terra per scappare dalla guerra, mi ritrovo come un cane a non poter scegliere…La storia in questa vita, ha ucciso un uomo e la sua dignità…La guerra non da scampo, forse mai finirà frutto di questa cattiveria dell’uomo e della sua stupidità”.

Oggi il tempo si è fermato qui, silenzio e nebbia regnano per me”…Sono i primi versi della traccia che chiude l’album LA MIA STELLA, versi che poeticamente fanno riferimento ad uno stato d’animo triste in cerca di luce e di calore, proprio come una stella: Oggi l’aria che respiro dà luce e pace a quest’anima che come d’incanto volerà tra le stelle che dipingono il cielUn vento freddo assale l’anima è la vita che di noi non ha pietà”…Ma poi ci accorge che questa stella è lassù, lontana, e noi rimaniamo soltanto con la nostalgia per qualcosa che ormai ha solo il sapore del ricordo, “un ricordo ormai scolpito.”Ancora una volta la musica, appare offuscata dalla nebbia e anche il violino nel suo proporre un suono cadenzante, è immerso anch’esso in questa opacità.

Tutti brani, quelli contenuti in COME L’ACQUA, i quali proprio perché si rifanno a quel genere, oltre che a quello spirito- il Country folk- un genere che non tramonta e soprattutto non invecchia mai, assumono le sembianze di canzoni senza tempo, dove vecchio e nuovo si incontrano: freschezza e sapore di antico proprio com’è l’acqua, com’è la semplicità, la voglia di essere più autentici che mai, “come l’acqua” che scorre e che non cambia mai la sua natura, rimane uguale a se stessa, ma prende forma nell’accostarsi a ciò che la circonda. Così come le canzoni di Jenny Gandolfi che, accostandosi alle cose, ne tratteggiano la loro fisionomia, ma senza comprometterle: rimangono così come sono nella loro perfezione naturale.”

Sonia Bellin.

https://www.blogdellamusica.eu/jenni-gandolfi-intervista/

Jenni Gandolfi è una cantautrice mantovana classe 1980. Ama scrivere e comporre, dopo l’album Crescere del 2008, Jenni pubblica nel 2017 per Cat Sound Records il disco Come l’acqua, disco dal quale si percepisce la crescita musicale dell’artista. Blog della Musica l’ha intervistata…

Ciao Jenni Gandolfi e benvenuta su Blog della Musica. Per chi ancora non ti conosce puoi presentarti ai nostri lettori?
Ciao a tutti, sono una cantautrice mantovana e insegnante di canto moderno, website www.jennigandolfi.com. Attualmente ho pubblicato due dischi e ho scritto un’ottantina di brani inediti. Il primo album s’intitola Crescere, pubblicato nel 2008 con Maxy Sound e il secondo, “Come l’acqua”, uscito con Cat Sound Records a fine 2017 e sono stata premiata in diversi festival per cantautori sia per le composizioni che per i testi.

Come l’acqua è il disco che stai promuovendo: che disco è questo nuovo lavoro di Jenni Gandolfi secondo te?
Questo album è il prodotto della mia maturazione, ossia il passaggio dalla cantante e interprete dei miei brani, alla cantautrice vera e propria; inoltre riguarda una maturazione dell’aspetto umano… sto “crescendo” e con me cresce anche il peso degli avvenimenti, della vita che mi sta intorno e la mia sensibilità.

Se potessi ascoltare un unico brano del tuo album Come l’acqua, quale dovrei ascoltare? Perché?
Ti farei ascoltare La mia stella, secondo me è il miglior brano dell’album, sia come intensità che come arrangiamento. Naturalmente, non è per tutti.

Parlaci ora dei testi dei brani di Come l’acqua, a chi si rivolgono? Che cosa ci raccontano?
Anzitutto, i testi si rivolgono a chi vuole ascoltare temi importanti e profondi ma anche a chi ha voglia di un brano “leggero”. Raccontano di storie di vita reali, di tutti i giorni. Nell’album si può notare un’escalation di intensità che parte da Oggi che cos’ho e arriva a La mia stellaOggi che cos’ho riguarda la frenesia che attraversa la vita del giorno d’oggi; Canzone a un amico racconta dell’amicizia vera che dura una vita; La lotteria è la storia di tre operaie che un bel un giorno vincono un sacco di soldi comprando un “gratta e vinci”; La vita va è una riflessione sulla vita dopo l’incidente mortale di una mia amica; Le malelingue è la storia di chi, nei piccoli paesi non si fa mai gli affari propri; La guerra è descritta con gli occhi di chi, per sopravvivere, ha dovuto abbandonare la sua terra e tutto ciò che aveva; infine, La mia stella racconta del momento in cui si perde una persona cara e, nella disperazione, la si cerca tra le stelle in cielo.

E le sonorità musicali invece? C’è un suono particolare che ricerchi e che vuoi trasmettere?
Cerco un suono che possa rimanere il più naturale possibile, amo la semplicità.

Che messaggio vuoi portare con la tua musica?
Il messaggio è che la vita è bella in tutte le sue sfaccettature, sia passando attraverso la gioia sia attraverso il dolore, tutto serve…  per citare la frase di uno dei miei brani “…La vita è fatta così, di dolore, poi gioia ed amore” (Di notte).

Se potessi collaborare con un musicista, del presente o del passato, chi sceglieresti?
Direi… Chopin, adoro la sua delicatezza.

Quali sono i prossimi progetti musicali di Jenni Gandolfi?
E’ già in cantiere il terzo album, che avrà sempre la vena del primo, con una prospettiva differente.

Grazie Jenni di essere stata ospite del Blog della Musica

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